Borgoluce sapori d’altri tempi

Cari amici, volentieri pubblichiamo e ne siamo onorati alcune impressioni dell’amico Giandomenico Cortese

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Borgoluce di Susegana

Una esperienza di gusto, la nostra. Che prima ancora del corpo ha nutrito l’anima, allenato gli occhi, stuzzicato la mente, fatto palpitare il cuore, che ci ha consentito di sorseggiare le cose buone offerte dalla natura e sapientemente interpretate dall’uomo, meglio dire dalla maternità femminile visto il genere e la determinazione del nostro anfitrione.

E con lei, la Contessa Ninni di Collalto (interprete di un secolare patrimonio di famiglia, con accanto la madre Trinidad, e le sorelle Giuliana e Caterina col marito Lodovico Giustiniani) il nostro itinerario si è districato in una atmosfera quasi di magia, assaporando ogni umore che la campagna e la collina offriva.

Abbiamo imparato a cogliere, e coltivare, una certa idea del paesaggio, con i colori, le emozioni, i sapori del nostro Veneto dipinto da Giorgione, Tiziano, da Cima da Conegliano, dai Bassano, con le loro amenità, i “segni” e i frutti di una terra generosa, appassionante, sempre invitante. Dove pianure di mais, frumento e orzo si proiettano nelle miti colline, incorniciate da boschi e prati, inghirlandate di rupestri castelli, quasi a proteggere e delimitare sullo sfondo le Dolomiti.

Di-vini colli, abbiamo detto, quando seduti a tavola, nel trionfo della tenace attenzione alla territorialità, alla tecnica portata dalla cucina, alla tradizione consolidata nell’esperienza, e ci sono state servite le prelibatezze di stagione.

Genuinità tracciabile, certo, in quella sintesi geniale che arricchisce il “borgo” di passione e convivialità, di comunità costruita con amore, in cui le mani si intrecciano alle intuizioni, e di “luce”, splendore, stupore, meraviglia per il calore che essa propaga e promana.

“Borgoluce”, appunto, quasi un arcobaleno – sorto in quel tardo e tumultuoso meriggio di inizio estate – a tenere unita la vasta plaga coltivata, in una ragionata fantasia su cui e con cui brindare col nettare degli dei, con l’ambrosia dell’olimpo, in quel vortice di energia, ambiente, alimentazione che dà vigore alla natura e salva gli uomini dal grigiore della insapore quotidianità.

“Borgoluce” è il sapore della natura.

In una serata speciale, con gli amici vicentini del “Club della Quaglia”, tra ardite libagioni di prodotti prevalentemente della casa (indimenticabili le mozzarelle di bufala venete, ma pure la ricotta di bufala a crudo con il ricordo, da acquolina in bocca, del carpaccio di manzo, del tricolore risotto al basilico con pomodorino fresco e quel cosciotto di maiale poi, prima di giungere ad un mitico tiramisù classico di cultura della marca gioiosa), esaltanti sono parsi i vini: il Riva di Collalto, un brut di prosecco superiore, il Pinot Grigio 2013 delle Venezie, l’ardito Capifosso rosso 2010 e per chiudere e brindare ancora un altro iva di Collalto, un Valdobbiadene superiore extra dry. Da non dimenticare. Prosit!

Giandomenico Cortese

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