Convegno ConvivioItalia 2015

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare. Con questa frase si può sintetizzare e capire cosa sia successo al Convegno organizzato da ConvivioItalia, con il supporto di Rotary Vicenza Berici, dal titolo “la villa veneta: modello e seme di cultura e impresa”

Muraro e Petrini

I nostri ospiti

Grandi nomi hanno popolato il parterre del pomeriggio con la presenza di Carlin Petrini “guru” di SlowFood, Alberto Passi Presidente Ass.Ville Venete, Ninni di Collalto per Borgoluce, Marilisa Allegrini per Palazzo della Torre e Fausto Maculan per l’Azienda Maculan, il tutto coadiuvato e attivato dalle domande di Gian Antonio Stella giornalista del Corriere e noto fustigatore della “Casta”. Inutile dire che il pomeriggio è volato cavalcando concetti e valori da tutti riconosciuti e spesso dati per scontati. Ai numeri crudi di una realtà ormai non più sconosciuta, portati a conoscenza da Stella, si è contrapposto un giusto contralto di positività del gruppo presente, che al grido insieme si può hanno tracciato una possibile via di crescita, che va oltre un mero discorso di speranza.
Il pomeriggio è volato sulle parole, mai scontate, di Petrini che incitando ad un’attenzione alla salvaguardia del valore “biodiversità”, che è un must che ci rappresenta come territorio veneto e come nazione si è arrivati alla premiazione di alcune idee meritevoli e del tutto attinenti al “manifesto” di convivioitalia che dal 2014 è impegnata su tutto il territorio a tessere i fili del dialogo positivo e propositivo tra le realtà del territorio spesso chiuse all’interno di perimetri impermeabili.

Why in Italy

Engramma Vivarium

Da questo lungo lavoro sono uscite due idee molto interessanti, presentate agli imprenditori convenuti e tutti i presenti che si sono fatti rapire dalla passione e dalla lungimiranza delle proposte, premiate con un oggetto d’autore, offerto da Energitismo, altra eccellenza in partnership con ConvivioItalia, che si occupa di dare visibilità globale, a tutti quegli artisti-artigiani che popolano i nostri borghi e che non hanno la forza di accedere a canali di comunicazione importanti per il loro lavoro.
“Why in Italy” con forte attenzione al turismo, si propone come startup che mappa il territorio in tutte le sue eccellenze, suddividendo il territorio nazionale in territori unici e appetibili per un turista che non voglia vivere l’Italia solo come turista di destinazione ma appunto che possa viverla come turismo di territorio.
“Engramma Vivarium” è un gruppo di ricercatori che sceglie di uscire dalla torre della sapienza per scendere in mezzo alle persone, nella fattispecie le aziende che potranno accedere a informazione storiche e a eventuali ricerche per sviluppare contenuti sempre più importanti e spendibili in una logica di storytelling così in voga nell’ambito marketing territoriale.

Dalle idee ai fatti, così come si diceva prima, altre due menzioni d’onore hanno portato a conoscenza del pubblico due realtà che al grido di “si può fare” hanno realizzato una vera e propria impresa.
Seta Etica

“Seta etica” che ha riattivato la filiera della seta in modo etico con l’imprenditore Giampietro Zonta, appassionato e appassionante in tutti i suoi racconti di crescita, che sono culminati appunto con l’acquisto di una filanda ormai dismessa per far ripartire un business molto interessante.
Riportiamo l'ombra nei campiAltra menzione per il progetto “riportare l’ombra nei campi” dell’agronomo Francesco da Schio che si è preoccupato di tornare all’antico, ovvero riforestare e rimettere alberi a protezione dei cambi e delle culture, per mantenere e riattivare quella biodiversità che oggi e sempre più in difficoltà, ma rimane il nostro valore spendibile nel mondo.

Un convegno all’insegna del “fare” perchè i nostri imprenditori del nordest si sono sempre contraddistinti proprio sul fare e ora sempre di più fare network per far partire un sistema di eccellenze e l’esigenza prioritaria, per tutti noi … ma soprattutto è la vision e la ragione di esistere di ConvivioItalia

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Il convivio israeliano Goccia a goccia contro la desertificazione

Expo-Padiglioni-IsraeleMi è piaciuto molto visitare il padiglione di Israele all’Expo di Milano. Trovi le risposte alla piacevolezza e leggerezza che sempre ti soddisfa degustando cibi libanesi ed ebraici. Non si capirebbe sino in fondo la bontà della cucina ebraica senza l’attenzione che Israele ha dedicato all’agricoltura. La coltivazione di una propria terra, per un popolo senza terra e al quale erano state vietate le attività agricole, rappresenta il raggiungimento di un desiderio ancestrale che ha permesso di superare le difficili condizioni orografiche e climatiche della Palestina. Inventori della irrigazione a goccia, gli israeliani hanno trasformato anche il deserto in floride piantagioni, ottenendo una grande varietà di frutta e ortaggi che tanto contribuisce alla qualità della loro cucina.
Gli Israeliani hanno molta cura per il desco: il pasto si apre con una variopinta parata do “meze” e insalate, dove l’aggiunta di spezie fa di ogni ortaggio una sorpresa. Il pane è un altro elemento fondamentale del pasto, spesso intinto in olio speziato o riempito di “hummus”, l’immancabile purea di ceci conditi con oli, sale, limone, sesamo (tahina) e aglio.  Sul “ptitin” (cous cous israeliano di farina di grano arrostita in forno) vengono presentate le carni, arrosto o kebab di capretto, agnello o manzo, ma anche il pesce. I dolci, molti preparati con miele e sesamo, spesso sono di tradizione araba.  Infine caffè nero con cardamomo.
Nonostante il desco israeliano sia estremamente ibrido, tipico di un popolo che proviene da ogni parte della terra e che convive con diverse etnie, nella gastronomia ebraica tutto sembra riportato ad una perfetta unità dalla profonda ritualità che connota la consumazione dei pasti, la loro preparazione, la coltivazione, regole che trovano l’espressione più compiuta nella cucina kasher, ossia adeguata ai principi della Torah, nella quale gli animali sono rigidamente suddivisi tra puri e impuri, quindi non edibili. Regola fondamentale della cucina kasher è di non servire insieme carne e latticini e, per evitare la contaminazione, spesso si fa uso di utensili e posate diverse. Il vino è ammesso sulle tavole ebraiche, ma la coltivazione deve rispettare le regole kasher, ossia: terreno coltivato unicamente a vitigno, raccolta dopo i tre anni con riposo della vite ogni sette; solo gli ebrei osservanti possono maneggiare i grappoli e solo alcune cantine sono autorizzate alla vinificazione.
All’imbrunire del venerdì sera, a Gerusalemme, gli ebrei sospendono le consuete occupazioni preparandosi alla preghiera e a consumare un pasto speciale insieme alla famiglia. L’importanza del convivio si rivela in occasione dello “Shabbat”.

Antica cartiera di Vivaro 500 anni di carta

Oggi mentre scrivo quello che sto per scrivere, dovrò tenere a freno la rabbia, perchè trovo assolutamente inconcepibile che una cartiera storica come quella di Vivaro (Dueville), venga completamente dimenticata e per nulla salvaguardata.

Probabilmente l’unica cartiera ancora esistente del 1500 e probabilmente la prima cartiera del “regno” veneziano, e chi dovrebbe avere a cuore la salvaguardia di questo patrimonio se ne infischia bellamente.

Oggi questo patrimonio sta cadendo (anzi è già caduto) in rovina, ma visitando con molta attenzione il comparto ho incominciato a sognare.

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In questo paese vicentino dove non c’è quasi nulla, la cartiera potrebbe diventare un centro di attrazione internazionale e addirittura un museo e una scuola per artigiani della carta. In questa cartiera si produceva la carta dalla paglia e la filiera del territorio si alimentava passando da questo storico centro. Dalle coltivazioni della Villa DaPorto si raccoglieva la paglia che venica portata in cartiera e produceva lavoro e carta per tutto il territorio circostante, la roggia Molina su cui sorge la cartiera portava energia inesauribile muovento le grandi pale del mulino che alimentava le macchine in una logica sostenibile.

La famiglia Valente ha da molto tempo cercato una soluzione per riattivarla, ma ha sempre avuto qualche inghippo che ha bloccato progetti, idee, finanziamenti.

Il Sig. Severino oggi settanovenne in gambissima, ancora vorrebbe provarci e i suoi occhi 2015-08-27 18.28.54luccicano raccontando il passato recente della cartiera, dove l’impegno e le proposte culturali l’hanno resa viva, anche internazionalmente, ma oggi vedere la zona essicazione della carta completamente distrutta e tutto lasciato allo sfacelo del tempo, fa piangere il cuore.

ConvivioItalia associazione che si occupa di cultura e impresa per lo sviluppo del territorio, oggi ha preso a cuore questo sito così carico di storia e sicuramente qualche cosa succederà.

Intanto cominciamo a parlarne in modo “organizzato” per capire se esistano davvero più realtà interessate a fare sistema e far sentire la propria voce nel recupero di questo patrimonio “protoindustriale” manufatturiero.

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In una terra che si vanta di essere l’eccellenza del manifatturiero non si possono disperdere le radici e la storia in nome di un ritorno economico … questo sito accuratamente ristrutturato e riavviato produrrà il guadagno della memoria e sicuramente altri guadagni, partendo dalla scuola artigiana e dal museo della carta.

Chiunque legga l’articolo e sia interessato ad approfondire o ad aiutare nel recupero, contatti vicenza@convivioitalia.eu