ConvivioItalia: Dalla Libera, pioniere della consulenza indipendente

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L’ultimo evento di ConvivioItalia prima della stagione estiva, in programma giovedì 22 giugno al ridotto del Teatro Comunale di Vicenza sarà dedicato alla figura di Andrea Dalla Libera, antesignano della finanza etica quando la persona era davvero al centro del progetto finanziario. Dopo 50 anni il suo ufficio di consulenza è ancora presente sul territorio e continua a crescere nei suoi valori, tramandati dal figlio Marco, e grazie anche al contributo dell’omonimo collega Giancarlo, che ha condiviso con lui 20 anni di lavoro. Una storia professionale iniziata negli anni ’60, quando per mantenersi gli studi universitari, Dalla Libera inizia a lavorare in banca, una realtà che ben presto inizia ad andargli stretta. Dalla Libera non accetta compromessi e fonda nel ’67 il “primo” ufficio di consulenza del territorio, portando al suo interno persone fidate e che condividessero i suoi valori etici. Tra i fondatori di Fideuram, prova a guardare oltre i confini nazionali, già con una visione innovativa e sceglie un’azienda americana con cui collaborare, perché «gli americani nella finanza arrivano sempre prima», come diceva nella consapevolezza che ciò che aveva contribuito a risollevare le sorti di Wall Street dopo l’epocale crisi del 1929 erano stati i fondi comuni di investimento.

In un mondo che stava cambiando e in cui la crescita economica stava accelerando, sarebbe stato molto semplice anteporre il profitto personale o della banca alle esigenze del cliente. Invece, da buon “montanaro” nato a Roana, nella sua carriera da dirigente i valori e le persone vengono prima di tutto. Il suo modo schivo e riservato ne fanno il consulente per eccellenza. Un suo pensiero lungimirante basato sull’accantonamento del tfr aziendale ha consentito a molti dipendenti del Vicentino di salvarsi durante la crisi economica degli anni ‘70, salvaguardando l’economia territoriale. I suoi contatti con un mondo in grande evoluzione, ma soprattutto la continua ricerca di soluzioni, alimentata dalla sana curiosità che alberga sempre nelle menti creative di tutti gli innovatori, gli hanno permesso di costruire e impostare anche proposte particolari, come il fondo pensionistico dei calciatori professionisti in collaborazione con l’avvocato Sergio Campana. Una vita vissuta “sottotraccia” senza protagonismi, una persona a suo modo “normale” che con un lavoro costante ha lasciato un segno indelebile. Il convivio avrà inizio alle ore 19.00, con un dibattito allietato dal Quintetto “La Fraglia dei Musici” del Conservatorio Pedrollo di Vicenza. L’entrata è libera.

ConvivioItalia trasforma Villa Caldogno in “casa Cevese”

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L’Associazione degli Amici dei Monumenti, dei Musei e del Paesaggio per la Città e Provincia di Vicenza, è nata nell’anno 1949, fondata dall’avv. Antonio Bardella e dal prof. Renato Cevese. La prima riunione del Consiglio si tenne il giorno 11 giugno. L’appello all’Unesco, per sollecitare un intervento a favore delle Ville Venete, che versavano in condizioni disastrose, fu il suo primo passo.

Nel 1954 l’Associazione propose, al Comitato Esecutivo dell’Unesco, l’istituzione di un Centro Internazionale di Studi dell’Architettura, poi intitolato ad Andrea Palladio. Fondatori dell’Associazione negli anni successivi al secondo conflitto mondiale che aveva ridotto la città ad un mare sconfinato di rovine, furono il prof. Renato Cevese e l’avv. Antonio Bardella.

Importanti iniziative furono intraprese e portate a termine dai vari benemeriti presidenti insieme con i loro consigli e soci, per salvare le testimonianze architettoniche ed artistiche del passato, nel segno di un credo etico nei valori dell’arte e del grande amore per Vicenza. Questi difensori del patrimonio artistico intrapresero un’attività promozionale fatta di appelli, di articoli, di organizzazione di convegni di urbanistica veneta, di presenze a livello locale, nazionale ed europeo, fino al coinvolgimento del governo nazionale e dell’UNESCO ove risuonarono le ispirate parole del prof. Cevese: «Quello che fate per il patrimonio di questa bellissima città, lo fate per il patrimonio dell’intera umanità».

Un ricordo particolare si deve quindi a Renato Cevese che fece conoscere l’arte vicentina e veneta in Europa e in altri paesi del mondo, non solo mediante specifici interventi di salvaguardia delle ville venete, molte delle quali erano in rovina, ma anche con la felice proposta, nel 1954, dell’istituzione a Vicenza del Centro Internazionale di Studi di Architettura “Andrea Palladio” che, attraverso corsi specifici, potesse educare all’arte le future generazioni, compresi giovani provenienti dall’estero. Il suo amore appassionato e la dedizione indefessa alla sua città lo portarono ad essere determinante nello stimolo al restauro di numerosi monumenti, tra i quali la chiesa di San Silvestro, la chiesa di Santa Maria Nova, le cinte murarie urbane medioevali, soprattutto di Marostica, l’Oratorio delle Zitelle in contrà S. Caterina a Vicenza, l’Oratorio Valmarana di Secula di Longare e la Villa Cappello di Cartigliano.

Fra i presidenti che dedicarono tempo, amore e sensibilità culturale all’associazione, meritano un particolare ricordo anche l’avv. Antonio Bardella, cofondatore, che tante energie spese per difendere il volto e la storia di Vicenza, il marchese dott. Giuseppe Roi, munifico nei riguardi del Museo Civico e della cultura cittadina in generale, erede e propulsore della conoscenza dell’opera fogazzariana, e il Prof. Mario Bagnara, particolarmente propositivo per la salvaguardia del patrimonio immateriale ed artistico della città, assiduo frequentatore di ConvivioItalia.

Presidente onorario è divenuto il dott. Fernando Rigon che per dieci anni ha guidato l’associazione con brillante intelligenza e spiccata preparazione artistica, facendo in modo che i suoi tre ambiti di attività (monumenti, musei e paesaggio) fossero coltivati non solo per gli aspetti estetici e storico-artistici, ma anche per la qualificata funzionalità civile.

Salvare e valorizzare questa inestimabile, ma, purtroppo, fragile ricchezza anche in funzione delle future generazioni, sono obiettivi fondamentali – ha proseguito Rigon con manifesta preoccupazione verso l’inarrestabile decadimento globalizzato della cultura e dell’ambiente – tracciando un ritratto dell’anima e della metodologia di lavoro del Professor Cevese. Andrea e Tommaso Cevese hanno completato il ritratto del padre con tessere di vita privata commoventi e significative.

ConvivioItalia, per voce del suo presidente Michelangelo Muraro, ha dato occasione ancora una volta ai suoi amici e sostenitori presenti numerosi di riflettere sull’importanza di salvaguardare la “memoria”, grazie alla quale i popoli mantengono la loro identità culturale e promuovono le proprie attività, non esclusa quella economica. «La memoria – secondo il pensiero di Rigon – non è il passato, ma la continuità; è il passato e il futuro congiunti».

Incontro con Paola Meneghini: “una vita in comunicazione”

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Quarto appuntamento di ConvivioItalia in programma al Cuoa di Altavilla Vicentina, dove quattro anni fa è iniziato il percorso dell’associazione che sostiene lo sviluppo e la crescita del territorio attraverso la valorizzazione della cultura. Il tema degli incontri del 2017 è “Personaggi protagonisti del nostro territorio di ieri e di oggi”, intervistati o raccontati da grandi giornalisti e uomini di cultura.

Incontro con Maculan: ambasciatore Torcolato nel mondo

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Domani sera, alle ore 18,45, la Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza ospiterà il secondo incontro annuale di ConvivioItalia dedicato a Fausto Maculan, titolare con le figlie dell’omonima cantina di Breganze e il principale ambasciatore del Torcolato nel mondo. Tra i fondatori e promotori della Magnifica Fraglia del Torcolato e presidente dal 2001 dell’Associazione Strada del Torcolato e Vini DOC Breganze, Maculan – recentemente intervistato da Vvox – è ancora oggi fedele al motto di “una piccola azienda per grandi prodotti” e sovrintende alla raccolta e alla scelta manuale dei grappoli destinati al prezioso Torcolato. A condurre il dialogo sarà il direttore di Vvox Alessio Mannino.

Convivio ricorda il marchese Roi

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ConvivioItalia avvia il programma di incontri con i personaggi protagonisti del territorio vicentino, intervistati o raccontati da giornalisti e uomini di cultura. L’Associazione culturale guidata da Michelangelo Muraro continua nel suo impegno statutario, dedicando questa annata al fulcro attorno al quale tutto gira e si trasforma – l’Uomo – artefice del cambiamento. Giovedì 2 febbraio alle ore 18.30 alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” in Contrà Porta Santa Croce, 3 sarà la volta del marchese Giuseppe Roi, detto Boso (1924-2009), grande mecenate della cultura vicentina, ultimo erede delle famiglie Fogazzaro e Roi.

Il Prof. Mario Bagnara, presidente della Biblioteca, aprirà i lavori ricordando il ruolo e l’impegno determinante di Boso Roi per lo scrigno di cultura della vite e del vino creato da Demetrio Zaccaria. Seguirà l’intervento del giornalista Giandomenico Cortese, Accademico della Cucina Italiana, che parlerà dell’interesse dell’amico marchese per il cibo e la tavola e della passione con cui ha raccolto le preziose suppellettili e ceramiche esposte al pubblico nella villa di Oria in Valsolda e a Palazzo Sturm a Bassano. Toccherà infine al critico musicale Cesare Galla raccontare l’interesse e la competenza di Roi, anche come organizzatore di eventi per la musica, il teatro e la danza. Il marchese si è sempre distinto per sensibilità ed elevatissimo senso estetico, spirito di accoglienza, generosità nelle relazioni sociali, profonda cultura e notevole spirito di iniziativa verso la sua promozione a livello locale e internazionale.

È stato presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo di Vicenza dal 1956 al ’73, dell’Ente per le Ville Venete dal 1960 al ’70 (oggi Istituto Regionale per le Ville Venete), sostenendolo insieme a Bepi Mazzotti, Renato Cevese e Giovanni Comisso; è stato presidente dal 1961, dopo Azzalin, della Delegazione di Vicenza dell’Accademia Italiana della Cucina, nonché della sezione cittadina di Italia Nostra dal 1965 al ’69, quarto presidente dell’Associazione Amici dei Monumenti, dei Musei e del Paesaggio della città e provincia di Vicenza, fondata nel 1949, e della Società del Quartetto (a testimonianza della sua intensa passione per la musica, pari a quella del Fogazzaro, che l’aveva preceduto nello stesso ruolo) dal 1954 al 1960.

Come coronamento di una vita dedicata alla cultura e all’arte, nel 1988 il marchese ha creato la Fondazione Giuseppe Roi, con lo scopo di “Favorire il Museo Civico di Vicenza nel perseguimento delle proprie finalità mediante il finanziamento, totale o parziale, l’acquisto di opere d’arte, il loro restauro, gli allestimenti di mostre ed esposizioni organizzate dal Museo e la conservazione nonché gli allestimenti espositivi di Palazzo Chiericati e delle sedi museali vicentine”.

Economia circolare …Dal fagiolo al packaging

packagingIl brand oggi si può considerare una piattaforma di relazione per lo scambio di esperienze. Il prodotto è il suo veicolo d’elezione, la più eloquente incarnazione dei valori immateriali (estetici, simbolici, culturali) che rendono la marca unica, significativa e differenziante. Le caratteristiche funzionali, appiattite dall’omologazione tecnologica dei prodotti, non riescono da sole a fare la differenza. Il Packaging partecipa, talvolta al pari del prodotto, alla costruzione dell’esperienza di marca, fino a proporre di aggiungere alle quattro canoniche P del marketing mix, product-price-place-promotion, la P di Packaging.

La relazione con il pubblico si fonda su un’esperienza percettiva ed estetica immediata e l’efficacia del posizionamento dipende in larga misura dalla sua rappresentazione visiva. La sfida è quella di realizzare un nuovo posizionamento perché quando i prodotti diventano brand, comunicano per sensazioni, stati d’animo e tensioni estetiche trasmissibili con i sensi e le percezioni, ma impossibili da definire a parole. La natura delle percezioni è immediata, irrazionale ed istantanea. Il consumatore agisce d’impulso quando decide di acquistare in un negozio; il packaging spesso determina la scelta dell’ultimo istante, diversa da quella che sembrava già presa.

«Per questo – mi spiega Alberto Luca, Presidente del Gruppo Lucaprint di Bassano – la confezione non deve solo annunciare cosa contiene ma svolgere più complesse azioni simboliche e semiotiche, dal cui corretto equilibrio dipende l’efficacia della comunicazione». Grafica, forma, scelta dei materiali, trasmettono messaggi; sostenibilità, facilità d’uso, visibilità sul banco di vendita veicolano il valore e la qualità del prodotto, prima che il cliente lo acquisti.

Dallo scarto di lavorazione del fagiolo nasce un Pack

«È nostra convinzione – continua Luca – che la trasformazione della nostra azienda in ottica sempre più green per essere veramente efficace non può prescindere dagli altri stakeholders della nostra filiera». Per questo motivo, infatti, Lucaprint partecipa attivamente ad un innovativo progetto assieme due fondamentali attori della propria filiera la cartiera Favini, nostro partner fornitore e l’azienda Pedon, leader nella produzione e commercializzazione di cereali, legumi e semi.

E’ stato progettato e prodotto un innovativo imballo realizzato con un cartoncino dell’azienda Favini chiamato crush/fagiolo che è il primo cartone ecologico prodotto con gli scarti di lavorazione (fagioli) non utilizzabili per l’alimentazione umana in parziale sostituzione di cellulosa da albero. Questo imballo, presentato ad Expo Milano 2015, è stato realizzato proprio per Pedon per contenere e conservare il suo prodotto, dove gli scarti di lavorazione sono forniti alla cartiera per realizzare questo speciale cartoncino.

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Riattivare la filiera della seta

 

Convegno dal bozzolo al business territoriale.pngÈ oramai accertato che la ricchezza che rese possibile la costruzione della Vicenza palladiana provenisse soprattutto dalla vendita della seta nei mercati internazionali, che e molti degli stessi committenti palladiani erano tra i principali esponenti di questi investimenti. Oggi un imprenditore vicentino, Giampietro Zonta, racconta al convegno di ConvivioItalia come un sogno sia divenuto realtà: far ripartire una filanda e produrre seta italiana nella Villa di Cartigliano vicino a Nove di Bassano. Per questo progetto, che sarà presentato al convegno del 27 gennaio in piazza degli scacchi di Marostica, Zonta ha costituito una rete d’imprese, “La Rinascita della Via della Seta”.

Zonta intende effettuare il ritiro di tutta la produzione di bozzolo del 2015 ed invita i proprietari di terreni, contadini e agricoltori a reimpiantare e sviluppare la piantagione dei gelsi. La via della seta, in ogni caso, sembra oggi avere un nuovo punto di arrivo: Boston. Il collegamento?  Un giovane ricercatore lombardo, Fiorenzo Omenetto, del dipartimento di ingegneria biomedica alla Tufts University di Medford, poco fuori Boston. In un video che lo stesso Omenetto ha chiamato “Seta, l’antico materiale del futuro”, si possono vedere le possibili applicazioni che i ricercatori della Tufts hanno pensato.  Nel 2010 la rivista Mit Technology Review ha definito quella di Omenetto come una delle 10 tecnologie che cambieranno il mondo.

Evoluzione della ristorazione

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Se una volta mi avessero chiesto: “andiamo a mangiar fuori?”, sapevo che le possibilità erano perfettamente definite tra osteria, trattoria e ristorante. Già le pizzerie erano poche e non identificavano l’uscita di casa per mangiare. Ora la scelta è diventata molto più articolata, difficile e varia; trovi cibo in una serie infinita di locali: bar, kebabberie, paninerie, tavole calde, piadinerie, agriturismi, per non parlare dei locali dove si vende un unico prodotto: hamburgerie, spaghetterie, prosciutterie, formaggerie.
Ma non è finita qui: il cibo si è spostato anche in luoghi che appaiono, a tutta prima impensabili. Chi di noi si sarebbe sognato di poter andare in libreria (vedi  GallaCaffé a Porta Castello) e trovare che, in un angolo predisposto, vi sono tavoli per consumare un pasto con prodotti di buon rilievo? Chi pensava, fino a qualche anno fa, di andare in un negozio di alimentari (vedi Roscioli a Roma, Peck a Milano, Il Ceppo a Vicenza, Macelleria Damìni ad Arzignano) e, in una parte del locale trovare un piccolo ristorante dove poter degustare non solo i salumi e quant’altro in vendita, ma anche piatti preparati con competenza (Polenta e Bacalà alla Vicentina o alla roveretana oppure carni frollate e servite quasi crude di razze pregiate come La Granda o la Fassona abbinate a grandi vini selezionati).
Si mangia ai tavoli o intorno ad una bella esposizione di specialità preparate, dalle 10 di mattina alle 2 di notte, una soluzione che unisce street-food, trattoria e salotto. Puoi andare al bar a qualsiasi ora e chiedere una pastasciutta e, senza problemi, mettono un piatto surgelato in forno a microonde e, dopo 5 minuti, hai la pasta calda e profumata. E non è più questione di censo a separare i clienti dai luoghi del cibo: Barak Obama fuori Washington con Medvedev ha scelto di mangiare pollo fritto e hamburger al “Raay’s hell Burger” friggitoria di fama di Alexandria.
E non c’è fine all’offerta: le pescherie iniziano ora a preparare in locali vicino al negozio triglie, scampi, polipetti e cicchetti succulenti combinati ad un buon bicchier di vino, come il nostro Claudio della Pescarìa che ha aperto con successo il Bàcaro in Piazza Biade. In pochi anni abbiamo visto entrare massicciamente nel panorama dell’offerta locali di cucina giappo-cino-libanese e messicano trasformando o influenzando le nostre abitudini alimentari soprattutto dei più giovani; ma anche i grandi chef hanno cominciato ad ispirarsi alle abitudini e alle gastronomie etniche.
Con tutto ciò, è la ristorazione tradizionale stretta d’assedio da tutte le parti: e non è solo la crisi a cambiare il format del nostro appetito. Certo spendere meno è importante, ma si mangia anche meno. I quattro pilastri del menu all’italiana: antipasto, primo, secondo e dolce si sono assottigliati, sicché è quasi normale che si mangino solo due piatti del tradizionale pranzo e se ne può modulare la velocità, secondo le nostre esigenze.  Si mangia in 5 minuti un piatto già pronto e si gode una cena per tre ore. Per i ristoratori diventa problematico tarare i costi per un pranzo di due portate : le spese fisse (personale, affitto, energia) vanno ad incidere per il 70% del prezzo del pranzo e questo porta a risparmiare sulla materia prima, orrore!!. Tornare in campagna a prendere i prodotti della terra e dell’orto è così problematico? Sembra proprio di sì; la ristorazione, per fortuna non tutta (vedi i nostri stellati: Le Calandre a Rubàno, La Pèca di Lonigo, La Locanda di Piero a Montecchio Precalcino, Casin del Gamba ad Altissimo), ha perso così quella capacità di dare al commensale gioia, nel servire quei piatti che nella vita familiare costituivano la memoria distintiva di sapori gusti e profumi autentici.
Il grande chef cerca allora di sfuggire alla sfida del “veloce e poco costoso” e varca nuove frontiere del gusto, raffinando e affinando su valori sempre più tecnici, sempre più costruiti in laboratorio. Cucina che, ad un rango molto elevato, modifica strutturalmente la materia fino a farla diventare qualcosa di diverso dal sapore primario che il prodotto ha in sé (esempi da noi: El Coq di Marano, Spinechele Resort a Schio L’aqua crua di Barbarano).
Per concludere, vi invito, nella scelta di dove andare a mangiare, a seguire il detto: “chi più spende , meno spende”; ed uscirete dal locale soddisfatti e gioiosi.